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Il giallo di Nughedu San Nicolò, gettò l'amico dal dirupo: 5 anni


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Paese

Dati Generali
Il paese di Nughedu di San Nicolò
Nughedu San Nicolò sorge nella valle del riu Molinu in un territorio prevalentemente montuoso e ricco di testimonianze prenuragiche e nuragiche di notevole importanza, tra cui la necropoli di "Sos furrighesos" con oltre 20 domus de janas. Il toponimo deriva dal latino "nucetum" (noceto). Importanti per l'economia del paese sono la lavorazione artigianale del legno, della pelle, del ferro e il comparto lattiero caseario.
Il territorio di Nughedu di San Nicolò
Altitudine: 290/847 m
Superficie: 67,95 Kmq
Popolazione: 1017
Maschi: 500 - Femmine: 517
Numero di famiglie: 397
Densità di abitanti: 15 per Kmq
Farmacia: via Margherita di Savoia, 5 - tel. 079 763105
Guardia medica: (Ozieri) - tel. 079 779499
Carabinieri:piazza Marconi, 52 - tel. 079 763004

Storia

NUGHEDU (di Montacuto) [Nughedu di S. Nicolò], terra della Sardegna nella provincia d’Ozieri e nella prefettura di Sassari. Il suo nome è da’ boschi di Noci, tra’ quali dal principio stabilissi questo popolo.

La sua posizione geografica è nella latitudine 40° 34', e nella longitudine occidentale dal merid. di Cagliari 0° 4'.

Il suo territorio è di tanta superficie, che vi potrebbe esser luogo a quattro altre popolazioni di eguale grandezza; la superficie è montuosa, ma i tratti coltivabili sono in gran numero ed ampiezza.

Fra le sue eminenze sono notevoli quella che dicono Sa Ferularja, dalla cui sommità estendesi la vista in un amplissimo orizzonte; il monte propriamente detto di Nughedu; il Mela di larga prospettiva; il Pianu-Pirastu, che ha il dorso spianato, e produce molti peruggini, e il Monte Calvo, che anzi è presentemente ben chiomato di bosco e popolato da molto selvaggiume.

Nel monte appellato Lizu trovasi una grande spelonca cavernosa e adorna di belle concrezioni, dove si ammandriano i porci. Dista poco più d’un miglio nella via a Itireddu, ed ora è compreso dentro una gran tanca.

Ne’ salti nughedesi pascono cinghiali, daini, volpi, lepri e martore. Gli uccelli di rapina, principalmente gli avoltoi, vi frequentano assai, e sono numerosi i colombi, le pernici e le altre solite specie.

Le fonti assai numerose abbondano di acque ottime. Al bisogno de’ popolani sono due sorgenti, una nella via a Bono a distanza di cento passi dal paese, dalla quale formasi un rivolo, che dopo aver traversato l’abitato serve alla irrigazione degli orti; l’altra a’ piè del paese, detta Funtana a Calches (quasi ad calcem), che versa in maggior copia, ed è più stimata nell’estate per la sua freschezza. Questa pure serve agli ortolani, diretta in un vallone lungo poco più di due miglia.

Questi rivoli e le altre acque che loro si uniscono, formano il rio di Mercùri, piccol influente del Termo, nel quale entra a poche miglia al settentrione di Ozieri. Vuolsi che una parte delle sue acque sia assorbita per occulte vene a traverso il colle di s. Agostino, e nutrisca la fonte pubblica di quella città.

Due altre fonti sono aperte in questo territorio, la più nobile è quella di Lugherra, dove i cacciatori sogliono arrestarsi a riposo e a pranzo; quindi quella che dicono di Cugùde, a poco più d’un miglio dal paese, che ha fama di salutare, e propinasi agli ammalati.

Il territorio è traversato dal fiume che nominan d’Abba Niedda, ed è il Termo nato ne’ monti di Bolatana accresciuto da’ rivoli della pendice di Monteraso e dalle acque di Bultei, che formano un suo ramo lungo circa sette miglia, e scorre verso ponente-libeccio.

Questo fiume, dopo aver segnato i limiti del Nugherese con l’Itirese per circa 5 miglia, lo traversa per altre tre o quattro miglia raccogliendo nel corso tutti i rivoletti. Esso ha copia di anguille e di trote, che i popolani lascian prendere a’ pescatori ozieresi, da’ quali, quando ne abbian appetenza, le comprano a un prezzo un po’ alto. Molte anitre nuotan nella sua corrente con altre specie, e vi stanno sicure.

Mancando il ponte accade talvolta che alcuno perisca nel guado, quand’esso per i torrenti è pieno e più impetuoso in sua corrente. Il passaggio di minor pericolo nell’inverno è quello che dicono Sa Ludosa nella via a Bonorva.

L’altro fiume che scorre entro questo territorio, è quello che appellano di Quercos longos, nato presso i confini di Pattada e di Bultei. Dopo aver per men d’un miglio diviso questo di Nughedu da quel di Mores, entravi e scorre per poco più di tre miglia.

Anche questo manca di ponte, e sebbene molto minore dell’altro, ha tuttavia guadi pericolosi nell’inverno, men però che altrove nella via a Pattada nel luogo che dicono Iscias.

In varii siti stagnan le acque per incuria de’ coloni: esse nell’estate si svaporano, e diffondendo intorno i miasmi, danno causa alle febbri.

I ghiandiferi prosperano in questi salti, massime nella gran selva nella regione prossima a Itireddu, dove in una amplissima superficie vedonsi spessi gli alberi e molto grandi.

Il clima di Nughedu è temperato, la pioggia frequente, e in qualche inverno la neve, sebbene poi non vi duri più di otto giorni. Spesso prima e dopo le pioggie il territorio ingombrasi dalla nebbia. Le fulminazioni sono più rare che le grandini.

Il paese siede in pendice incontro ad una eminenza, sì che in qualche stagione il sole tramonta pel paese un’ora prima che vada sotto l’orizzonte. Come dal ponente per quest’ostacolo, così è chiuso al mezzodì per una catena di colli, o lunga collina, che è distesa verso libeccio. Anche dalla parte di questo vento resta protetta. Vi si soffre assai dalla umidità.

Popolazione. Nel 1839 Nughedu numerava maggiori d’anni 20 maschi 496, femmine 540, minori maschi 370, femmine 330; in totale 1736, famiglie 415.

La popolazione di Nughedu già da 20 anni patì notevole diminuzione per causa di una mortale epidemia e delle inimicizie che insorsero fra gli abitanti.

Nell’anno i matrimonii sogliono essere 20, le nascite 55, le morti 35. Molti invecchiano agli 80, e gli esempi de’ centenni sarebbero stati più numerosi se nelle fazioni già spente si fosse meno usato l’archibugio.

Le ordinarie malattie sono infiammazioni e periodiche; rarissimi i cronici.

In Nughedu gli uomini han migliori forme che le donne. Queste amano il verde, e vestono come le ozieresi, se non che si distinguono nella maniera di coprire il capo, le ozieresi usando il bianco, le nughedesi gli altri colori, quelle cingendo la faccia nella maniera delle monache, queste attorcendo i capi del fazzoletto sotto il mento.

Ne’ funerali usasi il compianto solenne, e le prefiche cantan le laudi del defunto. Quando muore un benestante, i suoi eredi dopo l’ottavo o decimoquinto giorno portano nel paese cinque o più vacche a proporzione del maggior o minor numero delle famiglie povere e de’ parenti, a’ quali si distribuisce la carne.

La ricreazione generale ne’ dì festivi è la danza all’armonia del canto nella pubblica piazza, che si pratica sempre, eccettuato il caso di ciel non benigno o di pubblica tristezza.

Le professioni sono, l’agricoltura, nella quale s’impiegano circa 400 persone, la pastorizia, che annovera 192 uomini. Negli altri diversi mestieri oprano altri 30. Quindi si annoverano 5 preti, 3 notai, 2 flebotomi.

La scuola primaria si frequenta da circa 25 fanciulli quando è più frequentata.

Delle sunnotate famiglie almeno 365 sono possidenti.

Agricoltura. Dell’amplissima estensione territoriale di Nughedu sono chiusi da 5 a 6 mila starelli: il resto è aperto.

Il monte di soccorso di Nughedu, che ha fissata la dote in grano di star. 400, in den. di lire sarde 1000, aveva nel 1841 star. 337, e lire 422. 9. 1.

Si suol seminare di grano starelli 750, di orzo 900, di fave e legumi 150.

La fruttificazione del grano è all’otto, dell’orzo al dodici, delle fave al 6, così pure pe’ legumi.

La cultura del granone occupa circa 200 starelli di terreno; quella del lino poco più di 50, quella del canape 12. Per ogni starello di lino si hanno 6 decine, per il canape 10.

Il colono, fatti i lavori della seminagione, non pensa più a’ suoi campi, o non torna ad operarvi che per la messe.

Negli orti si coltivano poche specie.

Le vigne son poche, e forse l’area complessiva non darà starelli 80: le uve di poche varietà, i vini bianchi di qualità mediocre e poca quantità, alla quale devesi supplire dalla vendemmia ozierese.

Gli alberi fruttiferi sono in iscarso numero e poche specie. Tra queste la più numerosa sono i noci.

La chiusura dei terreni già continua, e forse sarà compreso il sesto della superficie territoriale in circa cento tanche.

Pastorizia. L’abbondanza de’ pascoli permetterebbe più numerose le specie solite educarsi.

L’ordinaria quantità è come qui notasi: buoi per agricoltura 250, cavalli di servigio 80, majali 80, giumenti 100.

Bestiame rude. Capi vaccini 1600, tori e vitelli 360, capre 2600, pecore 3500, porci 2400, cavalle 100.

Le famiglie pastorali sono circa 96, e alcune di queste stanziano nel salto da marzo a settembre, negli altri mesi nel paese.

I formaggi per la bontà de’ pascoli sono di ottima qualità, e dalla vendita se ne avrebbe maggior lucro, se la più parte del latte non si consumasse al vitto de’ padroni e dei servi.

È a notare che molti pastori impiegano le ore d’ozio a coltivare alcuni tratti di buon terreno nelle tanche.

La cultura delle api è poco curata, e appena si potranno numerare 300 bugni.

Religione. I Nughedesi sono sotto la giurisdizione del vescovo di Ozieri, e curati nello spirituale da un vicario e due viceparochi con l’assistenza gratuita di altri due.

Della decima tre quarti sono alla mensa vescovile, uno al paroco e coadiutori.

La chiesa maggiore, che non è capevole del popolo nelle sue tre navate, è dedicata all’Arcangelo Michele, che dal 1800 fu fatta parrocchiale in vece dell’antica di

s. Nicolò di Bari, troppo esposta alle inondazioni; le minori sono l’Oratorio di s. Croce e quello del Rosario, uffiziato ciascuno da una rispettiva confraternita.

Il cimitero si è formato nello spazio del coro e sagrestia dell’antica parrocchia nel 1821 in esposizione a mezzanotte all’orlo del paese.

Fuori del paese sono le chiese di s. Cosimo, di s. Balbina comunemente Bellina, di s. Antonio, di s. Pietro Apostolo, e quella di s. Fiorenzo vescovo, ora esecrata.

Le feste popolari sono per s. Antonio, s. Cosimo e santa Bellina, in occasione delle quali si celebra una piccola fiera.

Antichità. Vedonsi in questo territorio tre norachi, uno de’ quali, quello d’Orvensa, è ancora in buono stato, con tale ingresso, che bisogna entrarvi carpo-ne. Nell’interno i porcari vi introducono a riposo non meno di 150 capi. Per una fenestrina che apresi nella parete, si passa in una cameretta.

È notevole una costruzione noracica che trovasi presso il confine con Anèla, e dicesi Sa presone. Vi è prossimo uno di quei monumenti che dicono sepolture di giganti.

Popolazioni antiche. Presso a’ confini con Itireddu e Bonorva, a due ore di viaggio dal paese, nella regione detta Su Soldanu, trovansi notevoli vestigie di antica popolazione, molte pietre ben lavorate, fondamenta di case e alcune traccie d’acquidotto, e scavando si rinvennero de’ vasi e un bellissimo cammeo lungo circa 3 centimetri. Nella parte superiore che mira le montagne del Goceano vedonsi sopra una gran rupe alcuni avanzi di fabbrico, e vuole la tradizione sia stata una fortezza. Resta in questa e nelle prossime regioni a libeccio qualche confusa tradizione de’ saraceni, e l’appellazione di quel supposto castello potrebbe ivi far credere la stanza di qualche uffiziale del comandante di quei barbari. L’esplorazione d’una persona erudita darebbe de’ dati migliori alle congetture. Si stima da una crocetta di legno, che trovossi in uno de’ vasi, che il popolo sussistesse nei secoli cristiani.

Nella regione Orvensa, in distanza d’un’ora, era altro popolo intorno alla chiesa di s. Pietro Apostolo, caduta in sulla fine del secolo scorso.

Erano altre abitazioni nella regione detta di S. Georgio, in quella che dicono di S. Cosimo e nel salto che ha nome Su de Bacchis. Nel primo luogo appariscono ancora le mura della chiesa e di molte case; nel secondo esiste tuttora la chiesa; ma gli avanzi delle case sono poco considerevoli; nel terzo sono vedute reliquie maggiori, e furono aperte molte sepolture. I nomi di questi paesi non son conosciuti.

Indicheremo anche Tònnoro, luogo che da alcuni vestigi pare essere stato abitato.

Il territorio di Nughedu essendo prima più ampio che al presente, comprendeva Butule (distante da Nughedu, nella via a ltireddu un’ora e mezzo, da Ozieri un’ora), priorato de’ cisterciensi, unito prima al vescovado di Castro, poi a quello di Alghero. Vedesi ancora, ma rovinosa, la chiesa priorale di s Nicolò, e in distanza di poche centinaja di passi quella di s. Antonio, che pure va struggendosi.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Nughedu di San Nicolo
20 Agosto: Sant'Antonio Abate
24 Settembre: SS. Cosma e Damiano